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Ogni giorno un aerosol di ...

Mal'ariaE' uscito in questi giorni (28 gennaio) l'edizione 2011 di Mal'Aria. Si tratta di uno studio che ogni anno Legambiente conduce sulle proprietà dell'aria che respirano gli italiani nelle loro città. Quello attuale si riferisce all'anno 2010.
Mentre i nostri sindaci discutono di aria fritta, cercando di risolvere situazioni insanabili con le domeniche senz'auto in centro, sapendo perfettamente che si tratta di una presa in giro verso se stessi e verso i cittadini, Legambiente presenta numeri e dati impietosi e senza alcuna possibilità di discussione.
Come ognuno può facilmente immaginare le notizie non sono buone, specialmente là dove gli insediamenti produttivi sono densi, poco adeguati al rispetto dell'ambiente e là dove dell'ambiente tutti se ne fregano bellamente.
Potete scaricare o leggere da questo link l'intero dossier (senza preoccuparvi di andare a cercarlo sul sito di Legambiente) e scoprire così a quale livello nella classifica dei gironi infernali siete finiti coi vostri concittadini.
Vivendo a Padova, ho cercato di estrapolare le informazioni relative alla mia città. Eccole qua.

Pag. 4
E la situazione cronica cambia poco a guardare i dati del biossido di azoto, che rimangono sostanzialmente invariati dal 2008 al 2009. Se da un lato aumentano le città che riescono a rispettare l'obiettivo di qualità di 40 μg/m3 (da 54 a 58), dall'altro aumenta leggermente la media di concentrazione dell’NO2, calcolata sui capoluoghi di provincia (da 37 a 38 μg/m3).
Da non sottovalutare nemmeno microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno di cui si è parlato molto rispetto alla situazione di Taranto, dove la concentrazione a fine ottobre 2010 era già due volte superiore al limite di legge di 1 nanogrammo/metro cubo a causa delle emissioni dell'Ilva. Sostanza che a causa del traffico è presente anche in città come Padova, Milano o Torino, esponendo ancor di più la popolazione ad elevati rischi per la salute.
La cronica scarsa qualità dell'aria in Italia è infatti una emergenza sanitaria prima che ambientale. Il solo PM10 causa ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa, secondo quanto dichiarato dalla Commissione Europea, mentre in Italia per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.


A pag. 8 c'è la prima classifica delle città che hanno sforato i limiti impsti dall'Europa (e che dal prossimo anno saranno molto più severi). C'è poco da consolarsi pensando ai disgraziati torinesi: siamo settimi in Italia. Da questo punto di vista andiamo molto meglio della locale squadra di calcio.
Malaria

La tabella che segue mostra invece la quantità di NO2 presente in atmosfera come valore medio annuale. Anche in questo caso Padova si colloca al 66° posto su 89 (in sostanza ci sono 65 città che stanno meglio tra quelle monitorate) e sfora il limite previsto. Certo non di molto, ma sfido chiunque di voi a soprassedere con faciloneria a quegli asterischi che trovate vicino alle voci delle vostre analisi del sangue anche se i valori sono fuori dal range "di poco".

Malaria

Continuiamo la ricerca e ci imbattiamo (pag. 12-13) in questo paragrafo.

1.3 Il benzo(a)pirene
L'aria delle città italiane è avvelenata, oltre che dalle polveri sottili e dagli ossidi di azoto, anche da inquinanti meno noti ma molto pericolosi, he rientrano nella categoria dei cosiddetti microinquinanti. Tra questi c’è il benzo(a)pirene, un composto altamente tossico, classificato come cancerogeno genotossico, in particolare per i polmoni, dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Inoltre l'esposizione ad alti livelli delle donne in gravidanza può provocare gravi conseguenze ai bambini, come la riduzione del quoziente intellettivo e l'aumento di malattie respiratorie.Mal'aria
Il benzo(a)pirene, così come gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) di cui fa parte, sono rilasciati nell’aria attraverso processi di combustione incompleta di numerose sostanze organiche. Le principali fonti di emissione di natura antropica sono il trasporto veicolare, gli impianti industriali come le acciaierie, e le combustioni in impianti termici, centrali termoelettriche e inceneritori.
Questo composto è salito agli onori delle cronache nazionali negli ultimi anni, insieme alle diossine, per l’inquinamento che caratterizza la città di Taranto, causato dall’area industriale e soprattutto dallo stabilimento siderurgico dell’Ilva. Secondo i dati di Arpa Puglia, a Taranto la media di benzo(a)pirene in atmosfera rilevata a fine ottobre 2010 era di 2 nanogrammi per metro cubo, il doppio del limite di legge. Ma l’inquinamento da benzo(a)pirene non riguarda solo città industriali come Taranto, Trieste o Venezia, ma anche capoluoghi come Padova o aree metropolitane come quelle di Milano e Torino, dove è rilevante anche il contributo del traffico.


E qui facciamo il botto, perché siamo primi, medaglia d'oro e alloro in fronte a livello nazionale e addirittura facciamo doppietta, conquistando il primo posto con il rilevatore all'Arcella e il secondo con quello alla Mandria. I dati si riferiscono al quinquennio 2005 - 2010, per cui anche chi è arrivato recentemente in città ha poco da stare allegro.
Credo meriti lettura il commento di Legambiente al riguardo (pag. 13):

Il Governo italiano, con il nuovo decreto legislativo 155/2010 sulla qualità dell'aria, ha spostato al 31 dicembre 2012 il termine temporale per ottenere la riduzione di questo inquinante nell’aria ambiente sotto la soglia di 1 nanogrammo per metro cubo (previsto inizialmente entro il 1 gennaio 1999 solo per le città con oltre 150mila abitanti). Soglia che comunque anche dopo quella data dovrà essere osservata “purché ciò non comporti costi sproporzionati”. Una modifica molto dannosa che prolunga inutilmente l’esposizione di milioni di cittadini a un pericoloso cancerogeno, e che rimanda pericolosamente le responsabilità di impianti come l’Ilva di Taranto, al punto che questo decreto è stato definito proprio “Salva Ilva”.

Questo disastro avviene nonostante la città del Santo sia tra le dieci con maggiore spazio dedicato alle isole pedonali (nono posto con un po' meno di un metro quadro a testa - pag. 21) mentre non figura tra le top ten per l'estensione delle zone a traffico limitato (pag. 22).
Quello che è certo è che molto si potrebbe fare per vivere in un ambiente un tantino meno peggio e Legambiente offre le proprie ricette (ad esempio ridurre il traffico privato in città a favore di quello pubblico come soluzione permanente) ma hanno tutte un maledetto difetto: cozzano contro il profitto, che ormai è il dio indiscusso della nostra società.
Amen!
 
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