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Che strano: Padova non c'è tra i comuni ricicloni.

Dossier di Legambiente 2011.Sono sicuro che nella prima parte di questa estate ai nostri amministratori, quelli del Comune di Padova in testa, avrà fatto piacere sapere che, puntuale come sempre, è uscita la consueta classifica dei comuni ricicloni, curata dagli amici di Legambiente.
E, come sempre, prima di entrare nel merito vanno fatte alcune osservazioni.
La prima è che non si tratta, come spesso qualcuno pensa, di un elenco di comuni con la più alta raccolta differenziata. Questa è una informazione che molti amministratori hanno cercato di dare, facendo passare in modo piuttosto truffaldino l’idea che esista una strana identità tra raccolta differenziata e riciclo. Beh, non è così ... per niente.
Come ho già cercato di sottolineare fino alla nausea in ogni occasione da questa radio(*), gli strumenti sia legislativi che fisici (raccolta e separazione dei rifiuti, impianti per il recupero e il riuso, e così via) sono diversi a seconda di cosa si vuole poi fare del materiale raccolto in modo differenziato.
Per questo è estremamente difficile trovare i dati puntuali (per comune ad esempio, oppure per bacino) del riciclo. Vale a dire sapere quanto vetro, quanta carta, quanta plastica il comune di Vattelapesca è riuscito a rimettere sul mercato, evitando così estrazione di altra materia prima, il consumo di altra energia, lo spreco di altra acqua e via discorrendo.
Al riguardo ho scritto un articolo per il numero di agosto della rivista online La Scienzaverde, curata dalla direttrice Sonia Toni e al quale rimando.
Uno dice: “Ma a cosa vuoi che serva la raccolta differenziata se non a riciclare?”.
Voglio provare a rispondere. Se è così evidente la consecutio tra le due cose, perché non renderla evidente al 100%, fornendo ai cittadini le quantità reali di sostanze recuperate e non di quelle raccolte? Inoltre, mancando la trasparenza, bisogna fare a fidarsi, senza avere alcuna pezza giustificativa. E allora scusate se rispondo ad una domanda con un’altra domanda: “voi, vi fidate?
Vi fidate di un’azienda quotata in borsa il cui scopo è – giustamente - quello di fare profitto usando i mezzi più convenienti? La domanda allora diventa quale sia il mezzo che maggiormente conviene agli azionisti in attesa dei dividendi di fine anno tra un inceneritore pagato dai cittadini tre volte (in fase di costruzione, di gestione e di acquisto dei beni prodotti) e un’impresa di recupero dei materiali che è (tra l’altro) gestita da terzi? I comuni di Padova e Trieste possiedono la maggioranza assoluta (61%) delle azioni della ex municipalizzata che gestisce i rifiuti del Bacino 2 di Padova e quelli di Trieste e dunque …
Riciclo oltre la raccolta diffetrenziataScusate se insisto, ma ripeto la domanda: “voi, vi fidate?”.
Il comune di Padova, dove abito, ha uno strano primato. Si è auto convinto di essere tra i comuni capoluogo italiani il migliore dal punto di vista della gestione dei rifiuti. E lo ripete ad ogni riunione. Lo fanno in particolare i rappresentanti del PD, dal sindaco (che tuttavia mi sento di giustificare perché non sembra avere molta dimestichezza col tema) ai vari assessori all’ambiente che si sono succeduti (e che probabilmente difendono un proprio ruolo), ai responsabili cittadini del partito che sono semplicemente ignoranti ed evidentemente non hanno più letto i rapporti di Legambiente negli ultimi anni. Adesso anche il PD ha una sua anima “verde”, costituita da EcoDem. La mia stima nei confronti del responsabile del circolo padovano mi rende abbastanza sicuro che un po’ di chiarezza in merito si comincerà a farla. Speriamo dunque di farla finita con queste bugie propagandistiche alla Peppone.
Ma torniamo ai comuni ricicloni.
Legambiente costruisce una classifica che tiene conto “anche” della raccolta differenziata. Ma "anche" di tutte le azioni che rendono “virtuoso” un comune e quindi, solo per fare qualche esempio, la riduzione dei rifiuti pro capite prodotti, il coinvolgimento dei cittadini nelle operazioni, la diffusione di materiale illustrativo, la semplicità delle operazioni di "consegna" dei rifiuti, il recupero in denaro della propria fatica, ...
Legambiente non è fatta da babbei e quindi i suoi giurati hanno tenuto conto del fatto se la raccolta differenziata era destinata a riciclo oppure no. In quest’ultimo caso – giustamente perbacco! – i rifiuti di quella raccolta differenziata sono stati classificati come “indifferenziato” e fanculo al comune.
C’è anche un altro aspetto da sottolineare e cioè che da quest’anno, finalmente, anche Legambiente si attiene alle leggi (non che non lo facesse prima, ma era, per così dire, sempre di manica un po’ troppo larga). Bisogna sapere che nella finanziaria del 2007 (quando NON avevamo il miglior premier degli ultimi 150 anni a palazzo Chigi) si sono fissati degli obiettivi riguardo la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio (scusate l’espressione brutta ma è quella ufficiale). Il 50% per il 2009 e il 60% per il 2011. I comuni che non hanno raggiunto questo obiettivo (quello del 60%) sono semplicemente e giustamente stati esclusi.
Non cercate Padova, non c’è ... con buona pace di amministratori pubblici, politici e gestori degli impianti di smaltimento (discariche e inceneritore).
Ecco: è in quest’ottica che le 100 pagine del dossier di Legambiente vanno lette ed è allora che si capiscono tante cose.
Cominciamo dai premi.
Ponte nelle AlpiPer il secondo anno di seguito (cosa mai successa prima) il comune riciclone per eccellenza è stato Ponte nelle Alpi (BL). Chi abbia conosciuto, anche solo ad una conferenza, invece che da vicino come è capitato a me, Ezio Orzes non può certo meravigliarsi. Lo abbiamo seguito, noi che ci interessiamo all'ambiente, questo straordinario assessore, da quel 20% di raccolta differenziata, diventato in pochi mesi il 60% e in un paio d’anni l’86,4% … complimenti, davvero!
I dati sono davvero troppi per poterli commentare, ma il dossier è disponibile su questo sito (è un file pdf da 15 Mb e va scaricato con un po’ di pazienza).
Ma vediamo alcuni dati che possono interessare da vicino i miei lettori padovani.
Ad una prima lettura c’è di che essere soddisfatti. Il Veneto si conferma la regione più riciclona del paese e piazza un sacco di comuni (generalmente piccoli) ai primi posti di tutte le classifiche. Se, in un’orgia di nazionalismo, tiriamo dentro anche il Trentino e il Friuli è una apoteosi. Detto di Ponte nelle Alpi, vincitore assoluto di tutte le categorie, cerchiamo di fare una breve analisi delle singole situazioni, perché è ovviamente diverso raggiungere alte percentuali di riciclo in un piccolo comune e in una grande città.
Partiamo dai comuni più piccoli, quelli con meno di 10 mila abitanti. Sono una infinità quelli che hanno superato il 60% di raccolta differenziata e quindi i numeri alti della classifica devono essere interpretati in questo senso. Insomma il 100° è il centesimo di quelli bravi e quindi un "bravo!" va anche a lui. Dopo Ponte nelle Alpi (fuori concorso perché vincitore assoluto) c’è Bedollo in provincia di Trento, provincia che piazza altri 14 comuni nei posti successivi in un trionfo senza storia. Per il Centro Italia Montelupone (MC) è al 58° posto (ma sempre davanti a Maser e Due Carrare), mentre il Sud deve accontentarsi del 152° posto con Tortorella della provincia più premiata al Sud, quella di Salerno. Tortorella rimane comunque in posizione migliore ad esempio di S. Giustina in Colle. Nei primi 50 posti ci sono tre comuni padovani: Piacenza d’Adige 16°, Castelbaldo 36° e Bovolenta 46°.
I comuni con più di 10 mila abitanti (e non capoluogo) hanno visto il trionfo della provincia di Treviso, che occupa i primi 12 posti della classifica, con in testa Riese Pio X. Il miglior comune del centro Italia è al 14° posto è Montespertoli (FI) che ha superato di gran lunga un mito come Capannori (LU). Al Sud ancora un comune del salernitano, Baronissi che si piazza al 61° posto, ma comunque davanti a Este e Campodarsego.
E veniamo ai capoluoghi di provincia, dove le note sono estremamente dolenti. La peggiore è stata l’impossibilità di stilare una classifica per il centro Italia. Nessuno dei capoluoghi di questa fetta del nostro paese ha le carte in regola per entrare in classifica. E stiamo parlando di regioni come l’Umbria, le Marche, la Toscana che pure sono in classifica per comuni più piccoli.
Al primo posto c’è Pordenone, al secondo Verbania e terzo si classifica Salerno, seguito da Belluno, Novara, Carbonia, Asti, Oristano, Nuoro e Avellino. E’ tutto: nessun altro capoluogo di provincia è in regola con la legge! Va notato come ci siano tre capoluoghi sardi, la regione più rappresentata. D'altra parte è avvilente pensare che il 91% dei capoluoghi italiani non rientrano nei valori previsti!
Ognuno può cercare (sempre che ci sia) il proprio comune nell’elenco nutritissimo del dossier di Legambiente. In questa ricerca si faccia presente che quello da guardare è l’indice che tiene conto di tutti i fattori e non la percentuale di raccolta differenziata che serve solo a tagliare i comuni che non sono riusciti a raggiungere la quota del 60%.
Sempre più rifiuti!C’è ancora un’altra voce interessante da analizzare, quella dei comuni e dei consorzi che potranno farcela forse perché attualmente sono, come dire?, borderline tra il 50% e il 60%.
C’è solo un elenco alfabetico, senza classifica … cerchiamo Padovanon c’è neanche qui.
Ed infine un premio speciale per i consorzi che si sono distinti. I consorzi raggruppano un certo numero di comuni per i quali organizzano la gestione dei rifuiti (e di altri servizi pubblici).
Ancora una volta ai primi posti compaiono strutture del triveneto.
Ecco i loro nomi e le motivazioni di Legambiente
1. Fiemme Servizi S.p.A
La Fiemme Servizi S.p.A. è una società controllata dai Comuni ed è nata allo scopo di sviluppare un’azione coordinata ed integrata sul territorio di Fiemme nell’ambito dei servizi pubblici locali con particolare riguardo per la gestione del ciclo integrale dei rifiuti solidi urbani e della raccolta differenziata. Uguale sistema di gestione e di raccolta, ma soprattutto uguale tariffa per tutti i cittadini di Fiemme. Con il nuovo sistema di raccolta differenziata, affidata a Fiemme Servizi non ci sono più discriminazioni e diversità tra comuni.
2. Consorzio Azienda TV3
Il Consorzio Tv Tre nasce nel 1993 e comprende 25 Comuni della Provincia di Treviso per un totale di circa 220.000 persone. Si occupa principalmente della gestione dei rifiuti urbani ma sviluppa in generale servizi ambientali dallo spazzamento e lavaggio delle strade e piazze, alla pulizia delle aree in cui si svolgono i mercati, all’educazione ambientale. L’obiettivo è quello di contribuire a creare modelli di sviluppo e di comportamento eco-sosostenibili, realizzando servizi adeguati alle esigenze degli utenti.
3. Consorzio Intercomunale Priula
Il Consorzio Intercomunale Priula gestisce il ciclo dei rifiuti urbani di 24 comuni della provincia di Treviso. Il territorio servito è di 640,16 Kmq, per un totale di quasi 105.000 utenze e 238.000 abitanti. La gestione nei 24 comuni è resa omogenea mediante l’applicazione di un Regolamento Tecnico per i Servizi, di un unico Regolamento per l’applicazione della Tariffa e la determinazione di tariffe uguali per tutte le utenze dei comuni consorziati.
Noi conosciamo bene quest’ultimo perché è il consorzio storico al quale molti hanno fatto riferimento.
Al quarto posto un consorzio padovano: il Bacino Padova 3. Comprende l’area Sud della provincia di Padova, quella con Este e molti dei comuni del territorio dei Colli Euganei.
Subito fuori dalla top ten il Bacino Padova 4, quello della parte Est della provincia con comuni importanti come Piove di Sacco. In molti di questi opera S.E.S.A., la cui filosofia è autenticamente orientata proprio al riciclo e alla produzione di energia (pulita) dalle biomasse raccolte. (vedi qua)
Due gradini più giù il Bacino Padova 1 che si rifà alla zona Nord con Cittadella come centro principale.
Inceneritore di PadovaManca il Bacino Padova 2, quello che gestisce i rifiuti solidi urbani di Padova e pochi altri comuni (Noventa, Abano, Saonara, Ponte S. Nicolò) e smaltisce la spazzatura di una decina di altri centri (tra cui Mestrino, Rubano, Montegrotto, Selvazzano, …). Questo servizio è offerto da Acegas APS, l’azienda che ha in gestione (complici l’amministrazione comunale e provinciale padovane) anche l’inceneritore … che sia un caso?

Voglio terminare con un’occhiata alle grandi città ed è perfettamente inutile scrivere un commento; i rilievi di Legambiente non ne hanno bisogno e non si può che concordare in pieno con le loro osservazioni. Eccole:
"Assenti quindi ancora le grandi città: Torino si difende giungendo ad un buon 42%, Milano ferma al 35% circa, Roma e Napoli vergogna!
La raccolta di Torino e le sperimentazioni di Milano sono invece di grande interesse. Torino, nei quartieri dove ha attivato il servizio “porta a porta” ha superato nel 2010 il 60%, mentre negli altri la media si ferma al 31%. Milano ha avviato, su 200mila abitanti, la raccolta dell’umido da cucina per verificare la qualità della raccolta: oltre il 98% di purezza del materiale. Milano ha persino progettato un impianto di digestione anaerobica da Forsu cittadina, poi A2A, nel suo delirio di onnipotenza, ha chiuso il progetto e puntato tutto su un nuovo inutile inceneritore. E così entrambe le grandi città del nord si sono fermate. Il segno però è evidente: si può fare! Colpevole essersi fermati. Speriamo che il vento di novità che ha soffiato forte con le recenti elezioni ci porti qualcosa di positivo anche per i nostri capoluoghi, a cominciare da Napoli." (il neretto è mio)

E chi ha buone orecchie per intendere …
La trasmissione "noncicredo!" va in onda il mercoledì sera dalle 20,20 alle 22,00
 
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